Non innamoratevi del potere

«[Il fascismo è] il nemico maggiore, l’avversario strategico […]. E non soltanto il fascismo storico di Hitler e Mussolini, che ha saputo mobilitare e impiegare così bene il desiderio delle masse, ma anche il fascismo che è in noi, che possiede i nostri spiriti e le nostre condotte quotidiane, il fascismo che ci fa amare il potere, desiderare proprio la cosa che ci domina e ci sfrutta.

[…] Come fare per non diventare fascisti anche (e soprattutto) quando ci si crede dei militanti rivoluzionari? Come liberare i nostri discorsi e i nostri atti, i nostri cuori e i nostri desideri dal fascismo? Come lavar via il fascismo che si è incrostato nel nostro comportamento?

[…] Quest’arte di vivere, contraria a tutte le forme di fascismo, siano esse interiorizzate o prossime all’essere, si accompagna ad un certo numero di principî essenziali, che io […] riassumerei come segue:

• liberate l’azione politica da ogni forma di paranoia unitaria e totalizzante;

• fate crescere l’azione, il pensiero e i desideri per proliferazione, giustapposizione e disgiunzione, anziché per suddivisione e gerarchizzazione piramidale;

• affrancatevi dalle vecchie categorie del Negativo (la legge, il limite, la castrazione, la mancanza, la lacuna), che il pensiero occidentale ha così a lungo sacralizzato come forma di potere e modo di accesso alla realtà. Preferite ciò che è positivo e multiplo, la differenza all’uniforme, il flusso alle unità, i dispositivi mobili ai sistemi. Tenete presente che ciò che è produttivo non è sedentario, ma nomade;

• non crediate che si debba esser tristi per essere dei militanti, anche quando la cosa che si combatte è abominevole. È ciò che lega il desiderio alla realtà (e non la sua fuga nelle forme della rappresentazione) a possedere una forza rivoluzionaria;

• non utilizzate il pensiero per dare un valore di verità ad una pratica politica, né l’azione politica per discreditare un pensiero come se fosse una pura speculazione. Utilizzate la pratica politica come un intensificatore del pensiero, e l’analisi come un moltiplicatore delle forme e dei domini d’intervento dell’azione politica;

• non pretendiate dalla politica che ristabilisca i “diritti” dell’individuo per come li ha definiti la filosofia. L’individuo è il prodotto del potere. Occorre invece “disindividualizzare” attraverso la moltiplicazione e la dislocazione dei diversi dispositivi. Il gruppo non deve essere il legame organico che unisce gli individui gerarchizzati, ma un costante generatore di “disindividualizzazione”;

• non innamoratevi del potere.»

 

[Michel Foucault, Introduzione alla vita non-fascista, prefazione alla traduzione americana de L’anti-Edipo: Capitalismo e schizofrenia di Deleuze e Guattari, pp.8-12]