Sole alto

sole_altoUn discorso che abbraccia un lungo e sofferto ventennio, tre relazioni innestate all’interno di una vicenda più grande, quella che ha sconvolto la penisola balcanica alla fine del secolo scorso. Scandendone il passo e fotografando delle istantanee quasi casuali quanto significative, Sole alto, del croato Dalibor Matanić, ripercorre così le fasi di questa tragedia, attraverso i prodromi del veloce degenerare in direzione di una guerra sanguinosa, passando poi per le macerie innanzitutto esistenziali che il conflitto ha lasciato in quei luoghi tribolati e la terribile difficoltà di andare necessariamente avanti.
Di episodio in episodio, i medesimi protagonisti vivono, amano, patiscono la brutalità emersa tutt’intorno, in un lembo di terra che si dispiega al confine fra due villaggi improvvisamente ostili, lì dove la placida atmosfera del paesaggio sembra voler negare invece ogni sensatezza alla discordia.
Irrompe la passione a scapito di tutto. Frustrata, svilita, ma inesorabile e sfrontata. Irrompe dall’incomprensione di un odio viscerale per il proprio vicino, irrompe violenta e tormentata nella disperazione di un paese svuotato, dallo slancio vitale di corpi segnati dal lutto che non lesinano rancore verso chi è rimasto a calamitare su di sé le responsabilità di altri. È un eros che non cede al thanatos, del desiderio di vita quale controcanto inevitabile alla pulsione di morte quello su cui ci fa riflettere Matanić.
Ma cosa resta, adesso, di tutto questo? Cosa resta in quella che fu una volta Jugoslavia? Dolori e avversioni dei padri si trascinano come retaggio profondo nell’esistenza dei figli, che di quegli anni bui in cui lo scontro deflagrava non preservano alcun ricordo. Sulla loro pelle risaltano le stimmate postume del risentimento e l’asprezza di tensioni legate a un’epoca passata e ad un posto che non sembra più appartenergli. Ed è proprio il ritorno a casa, in quella che, malgrado tutto, si può ancora chiamare casa, a instillare dubbi e a far crollare indiscutibili certezze.
Il giorno che raccolse la disperazione di chi si scoprì al centro di un mondo impazzito è oramai alle spalle, un nuovo sole sorge ancora sulle terre immutabili che videro già sbocciare mille amori. Altri giovani passeggiano lungo le stesse campagne di un tempo e si immergono nelle stesse acque che bagnarono i loro genitori. Le ferite restano intatte, ma una porta si apre ad accogliere l’afflato di una insperata conciliazione.

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