Derek, come non saremo mai

derekSe non conoscete Ricky Gervais, avete un problema. E ce l’avete con voi stessi.
Autore, regista ed interprete di grande successo, sulla rete britannica Channel Four si è appena conclusa la seconda stagione del suo ultimo lavoro, Derek.

Di questa serie tv c’è chi ne ha scritto prima e molto meglio di me, e se nel mio piccolo ne parlo anch’io è perché mi sono imbattuto in una sua netta stroncatura da parte di Tanya Gold sulle pagine on line del Guardian, la quale accusa Gervais di non fare una satira sui pregiudizi nei confronti dei disabili, ma di rendersi piuttosto protagonista di una sciatta ed ingiustificata crudeltà. Crudeltà ovviamente inesistente, ma che tale può apparire a chi abbia questioni irrisolte nei confronti della disabilità, che cerca di assopire precludendo ogni discorso al riguardo, destinando all’invisibilità coloro che ne sono colpiti, riducendo la loro condizione al silenzio se non per spingerli alla ribalta sociale solamente a patto di renderli disumanizzati, di farli apparire agli occhi dei più come persone per cui provare un po’ di pietà, a cui accordare la compassione che si concede a chi viene riconosciuto come inferiore.
Ricky Gervais non presta il fianco ad alcuna di queste speculazioni e perciò turba le coscienze di molti, indisposti ad accettare la spietatezza dell’autore, incapaci di tollerare che tale straordinario figlio di puttana possa far ridere e piangere di ritardati, pervertiti e vecchi ad un passo dalla fossa. Inconcepibile poi accettare che al contempo si rida e si pianga di noi, della nostra ipocrisia, del nostro buonismo moralisteggiante, magari attraverso personaggi disgustosi e fuori dalla grazia di dio come Kevin, il miglior amico di Derek.

Proprio lui, Derek Noates, il protagonista della serie, non è un bambino nel corpo di un cinquantenne, è un uomo che non ha mai smesso di credere in un mondo generoso e lontano dalle nostre miserie di tutti i giorni. È gentile non perché non sa essere altrimenti, è virtuoso perché potrebbe fare diversamente, ma sceglie la gentilezza, anche quando significa dolore nel vedere i propri affetti spegnersi o buttare via la propria esistenza.

Derek è semplicemente quello che saremmo voluti essere se il mondo non ci avesse reso una manica di stronzi e se noi non avessimo fatto di tutto per diventarlo.

La verità è che aspiriamo ad essere come lui, anche se nostro malgrado non lo saremo mai. Altro che sciatta crudeltà.

Annunci