La guerra fredda del compagno Collovati

cccp_squadraL’amico Marazia mi ha riferito che Fulvio Collovati, durante la telecronaca di Polonia-Russia, si riferiva costantemente ai russi chiamandoli “sovietici”.
Collovati aveva già i suoi problemi ad accettare che non gli crescessero i baffoni alla Stalin, però il trauma da caduta del muro di Berlino, quello no, non l’ha mai superato. Anni fa, nel tentativo di aiutarlo, alcuni dirigenti Rai in quota Comunisti italiani, impietositisi, gli avevano trovato questo impiego da commentatore tecnico.
Si sa, Mamma Rai ha il cuore d’oro. Anzi, lo aveva: negli anni della Grande Era baudiana, per esempio, una delle cose più tristi e allo stesso tempo più rassicuranti era che, una volta diventati telecronisti delle partite della nazionale, quel posto era tuo per sempre. A meno che non dessi del “negro di merda” al guardalinee per un fuorigioco, eri intoccabile, si perpetuava la consuetudine di lasciarti fare le telecronache dell’Italia fino alle soglie della pensione o della morte, se non oltre.
Le cose però cambiarono con la lunga guerra di successione a Bruno Pizzul. Alla fine la spuntò Marco Civoli in una gara al ribasso, forse perché, a differenza degli altri, aveva l’aria di uno che almeno riusciva a reggere le dieci di sera senza prendere sonno; o forse prevalse la sua garanzia di non traumatizzare Collovati rivelandogli gli avvenuti sconvolgimenti geopolitici. Del tipo che se l’Italia giocava con la Lettonia, lui parlava di “rappresentativa lettone”, così che Collovati potesse credere si trattasse di un’amichevole e che la Grande Squadra Sovietica fosse ancora gloriosamente lì, al proprio posto, a conseguire successi contro i nemici imperialisti in nome del socialismo.

Poi, come detto, le cose mutarono: cambi di governo e conseguenti cambi di bandiera e di poltrone alla Rai sconvolsero ciò che era rimasto della perdurante pax pentapartitica. Bruno Gentili, voce storica della radio, fu prima nominato vicedirettore di Raisport, poi affiancò Civoli in una telecronaca della nazionale, dopodiché, dalla partita successiva, c’era definitivamente e soltanto lui, Bruno Gentili in quota Pdl, con il suo roboante lessico da Tutto il calcio minuto per minuto. Il golpe era riuscito.

Civoli c’è rimasto male: adesso si fa la barba ogni tre-quattro giorni, va girando con la camicia fuori dai pantaloni, risponde male alle vecchiette per strada. Insomma, si sta lasciando andare.
L’altro giorno hanno sospettato di lui quando a Fulvio Collovati è arrivato un pacco anonimo contenente l’atlante De Agostini aggiornato. Alla fine si è lasciato perdere perché comunque Collovati non aveva fatto in tempo ad aprirlo: diceva che andava di fretta, che aveva la telecronaca di Zaire-Cecoslovacchia. Secondo lui finiva pari.

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