Tristezza e solitudine sulla trequarti

perrone
Non so che tipo di allenatore sia Carlo Perrone, non ho mai visto le sue squadre giocare. Non so quale sia la sua filosofia di gioco, se sia un tecnico preparato o un incompetente totale.
Lo ricordo quando è arrivato a Salerno, tra lo sghignazzare di tanti, presentandosi con la sua aria mesta e vestito (male) come chi si è fatto il guardaroba alla upim.
I commenti e i giudizi che non sono sfuggiti nemmeno alla mia indifferenza lo hanno descritto nei mesi come un coglione, un incapace, una zavorra di cui disfarsi al più presto. Ma, nonostante questo, è riuscito ugualmente a concludere la stagione e a portare il Salerno calcio per la prima volta tra i professionisti. E nel giorno della promozione, nell’immediato dopo gara, prima si è defilato dai festeggiamenti, poi è andato in sala stampa a dire di non essersi goduto la vittoria, raccontando di una felicità triste, di un piacere ossimoro.
Qui la sorpresa linguistica è andata di pari passo con l’empatia per l’uomo: in un mondo che grugnisce, in una città opportunista ed un po’ infame, lui non solo sa cos’è un ossimoro, ma percepisce di vivere un sentimento simile mentre tutt’intorno predomina l’euforia.
Ritenuto alla stregua del manzoniano “vaso di terracotta”, rivendica la propria personale felicità non nella meta, ma proprio in quello scomodo viaggio, ringraziando i suoi calciatori per il passaggio concessogli. E quando qualche giorno fa ha dedicato la vittoria del campionato ad Agostino Di Bartolomei, ciò che detto da altri sarebbe apparso disgustoso ed ipocrita, in lui ritrovava il senso sincero delle parole di un uomo solo, malinconico, struggentemente umano.

Fosse stato allenatore della Salernitana, chissà, forse sarebbe divenuto oggetto privilegiato anche delle mie imprecazioni domenicali. Di certo, visto dal di fuori, ha rappresentato l’unico meritevole di affetto e di simpatia.
Adesso andrà via da Salerno, archiviato immediatamente il suo passaggio, non rimpianto da chi volge già lo sguardo verso le nuove mire dell’ambizioso progetto sportivo.

Io gli auguro di andare mille miglia lontano, di incrociare sulla sua strada chi sappia stimare l’uomo prima ancora del tecnico, chi riconosca ed apprezzi i suoi modi garbati in un ambiente cinico, rozzo e sguaiato come quello del calcio.

Ma comunque dovesse andare, qualunque sia il tuo prossimo viaggio, buona fortuna Carlo Perrone.

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