La passione di Randy “The Ram”

the_wrestlerAl cinema si trovano ruoli venuti male, altri che può interpretare chiunque, altri in cui un bravo attore può cambiare le sorti del film da così a così, altri ancora che sono destinati a lasciare un segno negli spettatori, qualunque ne sia l’interprete.
Quello di Mickey Rourke in The Wrestler (Darren Aronofsky, 2008) è invece un caso a parte: come attore quasi mai un granché, qui però autore di una prova maiuscola. Monumentale a sua insaputa, mi verrebbe da dire citando qualcuno.
Il fatto è che in tutta Hollywood e dintorni non esiste nessun altro che rispecchi più di lui la sofferenza e il disagio di Randy The Ram, lo sfatto e malandato protagonista precipitato alla periferia del mondo, la sua tormentata vita di dolori e di miserie, di rimpianti e di malinconico squallore, nella speranza un giorno di risorgere o di continuare almeno a tenere botta un altro po’.
Impareggiabile perché unico a questo mondo il vecchio Mickey che, tumefatto e sanguinante nei panni di un Randy vivo per miracolo, decide di concedersi al suo pubblico fino alla fine, per ascoltare ancora una volta l’assordante vociare prima del suo ingresso, i loro boati per uno spinebuster o per un leg drop andato a segno.
La passione vissuta sulla carne di Randy the Ram è la stessa di Mickey Rourke, li accomunano il dolore, il declino, l’amore, gli eccessi di una vita sempre al massimo.
Cercate bene in giro, difficilmente troverete in questi anni zero un’interpretazione più sofferta e coinvolgente.

O almeno questo è quanto penso io.

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6 pensieri su “La passione di Randy “The Ram”

  1. sicuramente fa un ruolo meno onirico e fantasy rispetto a quel film là, 9 settimane e mezzo, che non si capiva la trama

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