L’estremismo matematico di Venezia

venezia_2011Ha vinto Aleksandr Sokurov, solenne e ieratico come il suo cinema, sereno e un po’ commosso nel ritirare questa statuetta che rappresenta, più che un premio, quasi una metafora, un simbolo della sua intera filmografia. Il film Leone d’oro, Faust, chiude la tetralogia sul potere realizzata dal regista russo, iniziata con Moloch, Taurus e Il Sole, straordinari affreschi di potenza visiva e morale che hanno consegnato alla mostra un capolavoro (quasi) annunciato. Capolavoro non so ancora, ve lo farò sapere, vincitore è ormai un dato di fatto. Quasi matematico quest’ultimo Venezia.
Matematico anche per quanto riguarda il convalescente cinema italiano: inviti Crialese e forse ti porti a casa un premio (come è peraltro accaduto: premio della giuria con Terraferma, pilotato o meno ve lo dico a giorni); chiami Cristina Comencini e la prendono a fischi e pernacchi pure i piccioni di piazza San Marco (fischi senz’altro meritatissimi, azzardo prima ancora di vedere il suo Quando la notte).
E vale anche per quest’anno quanto detto la volta scorsa: oramai sono anni che non vinciamo a Venezia, l’ultima me la ricordo ancora: era l’anno di Pioli e segnò Raffaele Longo a inizio secondo tempo.

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