L’attesa piega degli eventi (seconda parte)

(segue da L’attesa piega degli eventi – prima parte)

nazisti_illinois2Il Daspo, ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, è un provvedimento preventivo che viene emesso dal questore non in seguito ad una condanna, ma sulla base di una semplice denuncia (inoltre, nel caso venga accolto il ricorso contro l’ordinanza di convalida del PM, il divieto permane).Il Daspo può essere disposto anche per manifestazioni che si svolgono all’estero, ha una durata da uno a cinque anni e può essere comminato anche a minorenni.
Ciò che abbrutisce ancora di più un provvedimento già pesantemente restrittivo come questo è la quasi totale arbitrarietà con la quale può essere emesso: arbitrarietà che consente per i medesimi (spesso banalissimi) comportamenti l’applicazione o meno del divieto; arbitrarietà determinata dalla possibilità di disporre un daspo sulla base di elementi definiti “oggettivi” (senza specificarne i parametri, come difendersi da questo provvedimento ed in quale sede); arbitrarietà nell’attribuzione ai soggetti di comportamenti che possano dar luogo alla contravvenzione delle disposizioni.
Ma esistono altre “curiosità” relative al Daspo, come ad esempio le misure di prevenzione che fanno riferimento, tra le altre, alle disposizioni contro la mafia (“anche nei confronti delle persone indiziate di aver agevolato gruppi o persone che hanno preso parte attiva alle manifestazioni di violenza”, quasi a richiamare una sorta di concorso esterno in associazione mafiosa), e l’elenco potrebbe continuare.

Questo, in estrema sintesi, è ciò che rappresenta una misura come quella del daspo che adesso si vorrebbe estendere “con tutti gli adattamenti del caso” alle manifestazioni pubbliche, con le implicazioni che si possono immaginare. L’errore è stato sottovalutare come gli stadi di calcio siano stati utilizzati da laboratorio sociale nel quale applicare la peggiore logica repressiva, ponendo ora la necessità di mettere in evidenza altri aspetti contro i quali un tifoso si ritrova a lottare: è il caso delle modalità di restrizione di accesso a manifestazioni sportive (attraverso discriminazioni sociali, territoriali e persino di sesso e di età); ed è anche il caso della tessera del tifoso, falsamente propagandata come strumento risolutivo dei problemi legati alla sicurezza, ma in verità utile solamente a schedare tutti, adulti e bambini, e a far arricchire le banche. Se apriamo adesso gli occhi, un giorno non si dovrà lottare anche contro la tessera del manifestante.

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