L’attesa piega degli eventi (prima parte)

nazisti_illinoisIn seguito agli scontri di martedì scorso a Roma, ieri il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano ha proposto di “estendere alle manifestazioni pubbliche, con tutti gli adattamenti del caso, un istituto che sta dando ottima prova di sé per le manifestazioni sportive: il cosiddetto Daspo”. Le prove generali si potevano ormai già ritenere concluse, era solo questione di tempo prima che qualcuno proponesse l’allargamento su vasta scala di un provvedimento preventivo come il Daspo che, purtroppo, lascia alle autorità preposte molti, troppi margini di arbitrarietà nella sua applicazione.
Non so se l’ipotesi sia realmente presa in considerazione dal governo o se si tratti, per il momento, solo di una provocazione, ma il metodo è il solito: si apre la questione, se le proteste sono minime e si ha l’assenso tacito di chi quantomeno pro forma dovrebbe opporsi, si dà seguito a quella che inizialmente era solo una proposta campata in aria. Quindi, che la generalizzazione di una misura come il Daspo non venga attuata nell’immediato, non vuol dire che questa non possa essere realizzata in un futuro abbastanza prossimo. La strada appare per certi versi già spianata: si punta su un’artefatta emergenza su cui l’opinione pubblica è stata già ampiamente indotta ad esprimere la propria preoccupazione (è stato così, ad esempio, per le misure in materia di immigrazione, è stato ed è tuttora così proprio per quanto concerne il fenomeno delle tifoserie) per giustificare l’applicazione di leggi da stato fascista o di polizia, forti oramai del consenso sul tema di larghi strati della popolazione.
Sull’emanazione delle sempre più stringenti disposizioni per i “reati da stadio”, ingiustificabile è stato il mancato avvertimento della gravità dei fatti da parte di coloro che si sono ritenuti estranei alla vicenda-tifo e che, dunque, non hanno ritenuto di loro interesse ciò che stava avvenendo (o che, peggio ancora, hanno avallato le restrizioni apportate). È stato un atteggiamento ottuso di cui tutti rischiamo ora di scontare le conseguenze, eppure esistono ancora i presupposti per una via d’uscita, a condizione però di ribellarsi a queste logiche securitarie e, esse sì, violente che hanno lo scopo di ridurre drasticamente i margini di opposizione e di lotta. Un’opposizione e una lotta di cui farsi carico, proprio come sta accadendo in questi mesi nel resto d’Europa. Ovvero tutto il contrario di quello che vi direbbe gente come Saviano.

(segue L’attesa piega degli eventi – parte seconda)

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