De Oliveira che ci seppellirà tutti

deoliveiraDovette prenderla male Manoel de Oliveira quando nel 1985, a 77 anni suonati, fu premiato alla Mostra del cinema di Venezia con il Leone d’oro alla carriera, quasi a volerne sancire la fine artistica, o comunque il declino. Gli ingenui assegnatori dovettero credere che il vecchio Manoel potesse a buona ragione decidere di farsi da parte dopo più di cinquant’anni di cinema (l’esordio è datato 1931 con il documentario Douro, faina fluvial), invece la voglia di stare dietro una macchina da presa e di recuperare gli anni perduti a causa dell’ostracismo del regime di Salazar era ancora tanta. E così fu solo dopo la morte del dittatore e la successiva Rivoluzione dei garofani che il regista di Oporto poté dedicarsi con tutta la sua vitalità al cinema, al suo cinema “parlato”: una produzione prolifica che negli ultimi tre decenni ci ha lasciato 38 film, più di uno all’anno. Alla faccia di quei vecchiacci di Cannes che due anni fa l’hanno omaggiato della Palma d’oro alla carriera e di quegli impuniti veneziani che qualche stagione prima gli avevano consegnato il secondo Leone! Quale offesa per un “ragazzino” come lui che fa finta di niente e continua a regalarci film che portano impressi i tratti caratteristici che lo hanno reso in questi ottanta (ottanta!) anni di carriera uno dei maestri più apprezzati dai cinefili di mezzo mondo.
Nel 1982 ha girato Visita ou memórias e confissões, il film-testamento che potrà essere proiettato solo dopo la sua morte. Per fortuna l’attesa è destinata a durare ancora a lungo: oggi Manoel de Oliveira compie 102 anni e non ha ancora alcuna intenzione di fermarsi.

Il suo collega de Oliveira fa ancora tanti film…
Per carità, non parliamo di de Oliveira che è la mia ossessione. De Oliveira ha 5 anni più di me, ogni anno fa un film, il quale viene poi accettato e proiettato sempre in qualche festival. Io non vedo l’ora che muoia, perché io francamente se no così sono sempre in second’ordine

Ma non è che per caso lei è un po’ invidioso?
No per caso, lo sono a ragion veduta…

[tratto dall’intervista di Ciprì e Maresco a Mario Monicelli]

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