Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti …beato lui!

zioboonmee
Questa settimana al cineforum mi tocca Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, palma d’oro a Cannes, del regista thailandese Apichatpong Weerasethakul, detto Joe, per fortuna. Entro in sala con l’aria di chi è già sopravvissuto una volta (con l’interessante Tropical Malady, che invito tutti coloro che non l’abbiano visto a continuare a farne a meno) e crede di potercela fare anche una seconda, come peraltro queste righe confermano.

Cosa mi è piaciuto del film.
AW (im)pone platealmente lo spettatore davanti alla necessità di superare i consueti canoni visivi e narrativi per abbandonarsi al fascino di una visione altra, entrando nel “mondo” dello zio Boonmee, nella sua vita/nelle sue vite, in contatto costante con la terra, con i suoi animali e le cose di cui essa è popolata, in una visione religiosa dell’esistenza di cui sempre sono impregnati i film di AW. E questo credo gli riesca bene, aiutato anche da una splendida fotografia e da geniali intuizioni visive.

Cosa invece non mi è piaciuto.
A tratti soporifero e sopravvalutato proprio sotto quell’aspetto dell’originalità (che, sia chiaro, nel film è ugualmente riconoscibile ed apprezzabile) che sta facendo gridare al miracolo tanti cinefili.

Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti è un film per certi versi notevole, ma non è sicuramente quel capolavoro per cui viene acclamato. C’è da dire che le qualità di AW non si discutono, che Lo zio Boonmee eccetera eccetera segna una ulteriore maturazione artistica quantomeno rispetto all’altro suo film distribuito nella zona orientale di Salerno, ma che la glorificazione della maggior parte della critica italiana è dovuta anche al clima di entusiasmo compulsivo che ha seguito la vittoria del film a Cannes. Tra esaltati veri ed esaltati per sentito dire, basta dare un’occhiata alle recensioni per vedere il ripetersi degli stessi termini: ipnotico che sta per “ho preso sonno ad intervalli regolari di venti minuti” (come concorderebbe Valerio Caprara), misterioso che sta per “incomprensibile anche a noi che facciamo i critici”, e così via.

La verità è che AW come regista è bravo ma è anche uno stronzo. Il perché lo spiego al suo prossimo film.

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