La solitudine dei numeri primi

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Come hanno scritto alcuni critici che vogliono tenersi buoni sia le case di produzione che i registi nostrani considerati non ancora finiti: “Saverio Costanzo si assume il non facile compito di rileggere il best seller omonimo di Paolo Giordano”. Molti hanno poi proseguito con l’insostenibile teoria da giudice del campionato tuffi:

Certo, il compito non era facile […], ma la ricerca quasi ossessiva di un’atmosfera che sappia trasformare in immagini le ferite dell’anima finisce per togliere forza e passione al film” [Mereghetti, Il Corriere della Sera]

Il film ha una sua bellezza visionaria […], ma a Costanzo i personaggi sfuggono […], tutto resta cristallizzato, e il film implode” [Ciotta, Il Manifesto]

Un film a metà” [Ferzetti, Il Messaggero]

Non tutto torna, la favola nera a tratti si muta in esercizio calligrafico” [Anselmi, Il Riformista]

Insomma, il tuffo è stato una mezza merda ma il coefficiente di difficoltà era alto.
Ma che gliel’ho detto io di fare proprio questo film? È colpa mia mo’?

La solitudine dei numeri primi
è stato uno dei quattro film che ha rappresentato l’Italia in concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia semplicemente perché è stato designato, come gli altri tre, dalla tradizionale spartizione cencelliana tra Medusa e RaiCinema. Poi ogni anno ci si chiede come mai, nonostante giochino “in casa”, i nostri film toppino con una costanza che ha dell’ammirevole. Per Sandro Bondi la questione si riduce a “mettere d’ora in poi il becco nella scelta dei membri della giuria” siccome è lo Stato a cacciare i soldi (tanto per contestualizzare, uno così è Ministro della Cultura). Più candidamente, per Gabriele Salvatores (in giuria quest’anno) il problema è che i nostri film non sono più esportabili e sono qualitativamente inferiori, l’assenza di premi è solo la conseguenza di questo stato semicomatoso attraversato dal cinema italiano.

E comunque resta il fatto che oramai sono anni che non vinciamo a Venezia. Me lo ricordo ancora: era l’anno di Pioli e segnò Raffaele Longo a inizio secondo tempo.

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