
Non saranno probabilmente come le avevamo sognate le sconfinate distese della Patagonia, e perderanno il loro incanto le danze e le magie degli indios mapuche. Non sentiremo nemmeno quel tanfo di sudore degli operai e di bastardi vari arrivati dall’altra parte del mondo, con le loro facce imperfette e sporche di polvere, e le mani grandi e callose di chi pare averci spaccato pietre tutta una vita.
Non sobbalzeremo agli spari del figlio di Butch Cassidy, né ringrazieremo gli dèi di quelle terre disperate e lontanissime che qualche pallottola non ci abbia bucato un piede o trafitto le budella. Persino il cielo, immenso sopra le teste sciagurate di quei poveri diavoli, ci sembrerà così piccolo da farci quasi soffocare, seduti in poltrona davanti al televisore o al buio di una sala cinematografica.
Ci rimarremo male, insomma; certe cose non si fanno neppure per scherzo.
Assisteremo con risentimento ad ogni immagine che tradisca quelle del nostro sogno nato tra le pagine di un libro. Oppure, chissà, il giudizio sarà lusinghiero. In fondo siamo preoccupati, un poco incuriositi, ma ancora ingenuamente speranzosi nei miracoli che ci può regalare il mondiale più bello della storia.
Che Osvaldo Soriano possa mai perdonarci.
Il mundial dimenticato di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni
(tratto da Il campionato del mondo del ’42 di Osvaldo Soriano)

Il comico televisivo tira. Crozza ha addirittura un programma tutto suo e cura anche la copertina di Ballarò, Striscia la notizia è da 25 anni saldamente al proprio posto, programmi come Zelig rendono popolari comici che si spingono poi ad allungare i 3 minuti dei loro sketch che non fanno ridere in sconfortanti (quanto molto remunerativi) film da un’ora e mezza.

















Il cattivissimo Kollokament minaccia nuovamente l’umanità, questa volta l’unico che può salvare il mondo è Apatico-3.